Interruzione del processo di ammortamento di cespiti ammortizzabili

 

interruzione_ammortamentoGli ultimi tempi, molte imprese hanno chiuso i propri bilanci in perdita o, comunque, con un risultato positivo in flessione rispetto a quelli di anni addietro. Tali circostanze ci hanno portato molte volte ad interrogarci sulle situazioni nelle quali può, o meglio occorre, sospendere il processo di ammortamento dei cespiti aziendali.

È bene sapere che il processo di ammortamento di un cespite deve essere sistematico e non può essere “adattato” a quelle che sono le esigenze contingenti della società, attuando quelle che impropriamente vengono definite “politiche di bilancio”.

Sono tre le situazioni nelle quali il processo di ammortamento deve essere interrotto.

La prima riguarda i cespiti destinati alla vendita, che devono essere classificati nell’attivo circolante e non più assoggettati ad ammortamento, venendo valutati al minore tra il valore netto contabile ed il valore di realizzazione desumibile dall’andamento del mercato.

Le condizioni che devono sussistere, in base a quanto prevede il principio OIC 16, affinché la riclassificazione debba essere attuata dal redattore del bilancio, sono le seguenti: il bene deve essere vendibile nelle condizioni in cui si trova al momento della data di riferimento del bilancio, non deve richiedere sostanziali modifiche prima che si possa procedere all’alienazione, la vendita è altamente probabile considerando anche il prezzo di vendita e le condizioni del mercato ed, infine, la circostanza che la vendita avvenga nel breve periodo.

La seconda fattispecie concerne invece i cespiti obsoleti e quelli non più utilizzati dall’azienda. L’iscrizione dovrà avvenire in base al minore tra il valore contabile e il valore recuperabile e dovrà essere valutata l’eventuale presenza di perdite durevoli di valore da determinare ai sensi del nuovo principio contabile OIC 9.

Da ultimo, il caso in cui il valore contabile dell’immobilizzazione risulti inferiore rispetto al relativo valore residuo stimato. Il valore residuo stimato è quell’importo realizzabile dal bene, al termine del periodo di vita utile, attraverso la sua vendita. L’ammontare in questione andrebbe determinato al momento dell’inizio del processo di ammortamento, andando così a definire il valore ammortizzabile al netto di questo importo.

Laddove, invece, il valore residuo non sia stato inizialmente quantificato perché magari non esistevano le condizioni per effettuare una stima, ciò non toglie che successivamente la valutazione debba essere eseguita: se si arriva ad un punto della vita utile del cespite nel quale è palese come il valore residuo stimato sia superiore rispetto al valore netto contabile, il processo di ammortamento deve necessariamente essere interrotto.

Aliquote di ammortamento fiscali: Decreto Ministeriale del 31 dicembre 1988

PERMANENZA DELL’AGEVOLAZIONE “PRIMA CASA” IN CASO DI VENDITA INFRAQUINQUENNALE E RIACQUISTO NELL’ANNO ANCHE A TITOLO GRATUITO
(Articolo 1 della Tariffa, parte I, nota II-bis, DP R n. 131 del 1986)

acquisto_prima_casaCon la Risoluzione n. 49/E dell’11/05/2015 l’Agenzia delle Entrate fa marcia indietro in merito al mantenimento del beneficio “prima casa” per chi ha venduto l’immobile acquistato con i benefici prima casa e, entro un anno dall’alienazione, ha riacquistato a titolo gratuito un altro immobile da adibire a prima casa.

Come conferma la risoluzione in commento, la nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa parte I allegata al DPR 26 aprile 1986, n. 131 (Testo Unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro), in tema di agevolazione c.d. “prima casa” prevede che “In caso di … trasferimento per atto a titolo oneroso o gratuito degli immobili acquistati con i benefici di cui al presente articolo prima del decorso del termine di cinque anni dalla data del loro acquisto, sono dovute le imposte di registro, ipotecaria e catastale nella misura ordinaria, nonché una sovrattassa pari al 30 per cento delle stesse imposte ”. Tuttavia, la disposizione in esame prevede altresì che “Le predette disposizioni non si applicano nel caso in cui il contribuente, entro un anno dall’alienazione dell’immobile acquistato con i benefici di cui al presente articolo, proceda all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale ”.

In altre parole, il trasferimento dell’immobile acquistato usufruendo dell’agevolazione c.d. “prima casa”, prima del decorso di cinque anni dalla data dell’atto, comporta la decadenza dal regime di favore fruito. La perdita del beneficio non opera qualora il contribuente, entro un anno dall’alienazione effettuata prima del decorso del quinquennio, proceda all’acquisto di un altro immobile da adibire a propria abitazione principale. In realtà, con diversi documenti di prassi (v. circolare n. 6 del 26 gennaio 2001, risoluzione n.125/E del 3 aprile 2008 e circolare n. 18 del 29 maggio 2013) l’Agenzia delle Entrate ha precisato che la decadenza dal beneficio è impedita dal solo acquisto “a titolo oneroso” di altra casa di abitazione entro un anno dalla cessione dell’immobile acquistato con le agevolazioni.  Al riguardo, però, la Corte di Cassazione, con sentenza 26 giugno 2013, n.16077, ha chiarito che “… il punto n. 4 Nota II bis Parte Prima della Tariffa allegata al d.p.r. n. 131 del 1986…espressamente riconosce l’agevolazione sia ai trasferimenti onerosi e sia a quelli gratuiti. Laddove, il medesimo punto n. 4…, in fondo, quando stabilisce che per il mantenimento dell’agevolazione debba procedersi all’acquisto di altro immobile da adibire a propria abitazione principale non dice diversamente, giacché, come noto, “acquisto” è sia quello oneroso che quello gratuito”.

acquisto_prima_casa_titolo_gratuitoDetto orientamento è stato ribadito dalla stessa Corte di Cassazione con sentenza 29 novembre 2013, n. 26766, laddove si afferma che Ciò che rileva, ai fini del mantenimento dell’agevolazione, è, dunque, che il contribuente ponga in essere tempestivamente un atto, sia a titolo oneroso o gratuito (cfr. Cass. n. 16077 del 2013) cui consegua un nuovo ‘acquisto’ di altra abitazione. Da ultimo, con ordinanza del 29 luglio 2014, n. 17151, i giudici di legittimità, affermando che per impedire la decadenza dell’agevolazione sul primo acquisto occorre effettivamente stipulare entro un anno un nuovo acquisto e non semplicemente dar corso ad un contratto preliminare, hanno evidenziato come la stessa Corte “ha chiarito che l’acquisto rilevante ai fini dell’ultima parte del quarto comma della nota II bis all’articolo 1 della Parte Prima della Tariffa allegata al T. U. Registro può anche essere a titolo gratuito (sent. n. 16077/13) (…); ma non è dubitabile che per <<acquisto>> si deve intendere l’acquisizione del diritto di proprietà, e non la mera insorgenza del diritto di concludere un contratto di compravendita”. In conclusione, alla luce dei principi affermati più volte di recente dalla giurisprudenza di legittimità, si deve ritenere che in caso di rivendita dell’immobile acquistato con i benefici prima casa, il riacquisto a titolo gratuito di altro immobile – entro un anno dall’alienazione – è idoneo ad evitare la decadenza dal beneficio.

La stessa Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 49/E dell’11 maggio 2015, nel considerare superate le indicazioni fornite con i precedenti documenti di prassi citati, conferma la necessità della sussistenza dell’ulteriore requisito dell’utilizzo del nuovo immobile come dimora abituale del contribuente come chiarito, da ultimo, con circolare n. 31/E del 7 giugno 2010 e confermato dalla Corte di Cassazione con sentenza 10 aprile 2015, n. 73383

Fonte: Agenzia delle Entrate